ordinary life chronicles, #53

sarebbe sbagliato dire che sono arrabbiata; almeno, se sottostessimo alle condizioni di correttezza elaborate secondo alcuni filosofi, la rabbia è legittima quando viene arrecata un’offesa a te o a qualcosa di te caro. nessuno mi ha offesa, nessuno mi ha insultata.

sarebbe anche sbagliato dire che sono triste; sempre secondo gli stessi filosofi, la tristezza è legittima quando qualcosa viene perso irrevocabilmente. e io non ho mai tanto creduto al fatto che le persone si possano perdere, così come si perde un orecchino o le chiavi della macchina.

le persone non si perdono: scappano o si lasciano scappare, si accantonano o si lasciano accantonare, si dimenticano o si lasciano dimenticare, si ignorano o si lasciano ignorare. e in quanto cieca sostenitrice della libertà individuale, dei limiti personali, dei confini tracciati e del bisogno di respirare mio e altrui, faccio fluire, inspiro profondamente e procedo.

(se questo sentimento fosse un lago, potrei dire che mi sono immersa fino alle caviglie prima di tornare in fretta a riva, nel mio caldo asciugamano.)

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