torino chronicles, #35

ieri era l’anniversario della morte di nonna. non dico che ogni 14 ottobre diventi più semplice, però la mancanza si fa meno ingombrante, la sua assenza meno pervasiva. i primi anni la avvertivo in ogni mio gesto: dal lavarmi i denti al prendere il bus, dall’aprire il frigo per cucinarmi qualcosa al partecipare a manifestazioni studentesche. una vocina in fondo alla mia testa sussurrava quello che avrebbe potuto dirmi lei, dal chiedermi cosa avessi mangiato per cena alle previsioni meteo di torino (come se non potessi affacciarmi alla finestra e guardare fuori). adesso pian piano parti di lei stanno sbiadendo. ricordo ancora il suo viso, ancora meno la sua voce. il suo odore, poi, non ne parliamo.

ci sarebbe stato un tempo in cui questo fisiologico processo di dimenticanza mi sarebbe risultato insopportabile. come se le stessi facendo un torto enorme, come se tutto l’affetto e l’amore che dicevo di provare nei suoi confronti fosse falso, come se stessi contravvenendo alla promessa (che esisteva solo nella mia testa) che recitava che quando se ne fosse andata, sarei andata via anche io. ecco, questa sensazione di tradimento negli anni è scemata. non so se sia merito dell’enorme quantità di ore di terapia fatte per superare (o quantomeno gestire) il lutto o se sia merito del tempo che passa. so che adesso riesco a pensare a nonna con nostalgia e tenerezza, piuttosto che con rabbia, disperazione e rimpianto.

il freddo è arrivato ed il mio più grande desiderio sarebbe andare in letargo per sempre.

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