semi-lockdown chronicles, #3

non voglio dirlo forte, ché poi a parlar forte va tutto a rotoli, ma questo semi-lockdown (sic!) è appena iniziato e non ne sono spaventata. sarà che sono a torino, sarà che l’abbiamo già fatto una volta, sarà che non mi sento in equilibrio precario — esistenzialmente, psicologicamente, geograficamente. mi faccio scorrere addosso i dpcm e le nuove norme, le tabelle del ministero della salute su telegram e i dati della regione piemonte e tutto mi sembra scivolare via, senza lasciare traccia alcuna.

pensavo ne avrei sentito di più la mancanza. nei periodi storici simili, le assenze sono più assordanti. e invece mi scopro ancora una volta brava a tagliare fuori le persone dalla mia vita e a fingere che non ne abbiano mai fatto parte, a dimenticare giorni, settimane e mesi trascorsi insieme, a cancellare ogni traccia della loro presenza. non so quanto sia sano, non so quanto sia autentico e non so cosa questa riscoperta abilità dica di me.

ho paura che a furia di cancellare furiosamente periodi della mia vita, di me non resterà più niente.

non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho dormito bene.

ho spesso fame e ho spesso freddo, anche quando fa caldo.

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