(semi)quarantine chronichles, #-2giorniallafinedel2020vivaddio.

sono giorni in cui vivere è leggero e allo stesso tempo incredibilmente pesante. sono felice che natale sia trascorso, sono felice che presto si ritornerà alla routine lavorativa — che routine non è, ma che sta tristemente iniziando a diventarlo, sono felice che questo periodo in cui mi sento spesso guardata o trattata con compassione (“ma come? hai trascorso la vigilia da sola? poveriiiiina”) stia volgendo al termine. inesorabilmente, penso che forse quel che ho seminato, ho raccolto. forse, fossi stata una persona diversa, avrei trascorso il natale con i miei familiari, o forse, in un altro mondo possibile, avrei trascorso il natale con una famiglia tutta mia — un marito o un compagno. un gatto. dei marmocchi. non è una prospettiva che mi alletta, ma non posso fare a meno di chiedermi se forse non sarei più felice.

in un universo in cui la maggior parte de* mie* amic* è accoppiata, in cui io sono sempre la tizia che alle feste (quali feste ormai, lol) si sbronza e ci prova con i tavoli (dato che spesso non ci sono buoni partiti single), mi chiedo se la mia vita non sarebbe inevitabilmente più semplice se pescassi un uomo a caso dal (sempre più ristretto) pool delle possibilità (leggi: tinder) e decidessi finalmente di deporre le armi. non sarebbe una scelta autentica — se potessimo poi parlare di scelte realmente autentiche; lo farei per la cosiddetta peer pressure, per il bisogno di sentirmi anche io nuovamente parte di qualcosa e per sentirmi meno in difetto. nessuna di queste ragioni è una buona ragione per iniziare una relazione, soprattutto finché non risolvo gli strascichi di quella precedente, ma le feste mi fanno sempre questo effetto e mi fanno sentire il peso della mia solitudine — una benedizione nei restanti undici mesi.

d’altra parte, vivere in questi giorni è anche semplice. ho messo il naso fuori di casa e ho visto la sete che hanno le persone di socialità: estrane* che si rivolgono la parola alla fermata del bus o in coda fuori dai negozi, quasi a voler colmare una mancanza ignorata troppo a lungo. ho visto la felicità negli occhi de* negozianti quando compri un bicchiere di vin brulé o un trancio di pizza. (ho anche visto gente che si dimentica che il marciapiede dovrebbe essere uno spazio comune, ma questo è un altro discorso. molt* sono da sempre incapaci di camminare). ho rivisto amiche che non vedevo da mesi, ho riso, chiacchierato e mi sono sorpresa e divertita ascoltando aneddoti. è stato bello e non avevo realizzato quanto profondamente mi mancasse.

vorrei davvero che tutto potesse tornare alla normalità in uno schiocco di dita. mi manca il mondo che sostenevo tanto di odiare.

(ante litteram) lockdown chronicles

mentre riordinavo le note, ho trovato questa lista di lezioni imparate nell’ultima decade, scritta di getto su un treno direzione verbania a gennaio del 2020, prima che l’universo così come lo avevo conosciuto implodesse.

lo posto qui, perché è buffo che a distanza di quasi un anno non riconosca la persona sicura di sé (?) che ha scritto quelle righe:

dieci lezioni imparate nell’ultima decade

  1. sei capace di grandi cose, anche quando nessuno crede in te — nemmeno te stessa. nel 2010 il voto di maturità mi sembrava un ostacolo insormontabile verso il futuro lavorativo roseo che tanto sognavo. pensavo che chiunque, guardandomi in faccia, avrebbe visto quel mediocre 68. pensavo non sarei stata nemmeno capace di assicurarmi una laurea, ho dubitato delle mia capacità intellettive, mi sono ritenuta lenta e tonta per buona parte della triennale (e pure della magistrale — e probabilmente pure per buona parte del dottorato). eppure eccomi qui, in inghilterra, a fare un phd in filosofia, esattamente dove avrei voluto essere a fare quel che avrei voluto fare. #suckitlosers
  2. le persone che vogliono esserci troveranno il modo di restare. perdersi ogni tanto è ok, perché poi ritrovarsi è meraviglioso. alcuni addii restano addii (e va bene così), altri diventano insperati arrivederci a lungo termine. le amicizie non sono linee rette, sono ghirigori irregolari.
  3. lottare per le proprie idee non deve necessariamente diventare una crociata e non devi necessariamente lottare da sola. quando sono andata via dalla sicilia nel 2010 ho lasciato un luogo in cui mi son sempre sentita un pesce fuor d’acqua. la monogamia eteronormativa non possedeva nemmeno un’etichetta, era la normalità e come tale non necessitava discussione. andando a torino e poi in uk ho conosciuto persone che riconoscono diversi modi di amare & amarsi e di vivere la propria sessualità e non c’è nulla né di strano, né di male. le one night stands sono ok, i friends with benefits sono ok, le open relationships sono ok, il polyamory è ok, l’asessualità è ok. non esiste un modo giusto per tutt*, esiste un modo che funziona per ciascuno di noi e forse nemmeno per tutta la propria vita e forse nemmeno con ogni partner.
  4. che poi è 3bis, non mi vergogno e non ho paura di essere femminista. per alcun* è difficile conciliare il proprio attivismo con il proprio modo di essere. per una persona che cerca disperatamente di piacere in qualsiasi circostanza, è difficile dar voce ad opinioni controverse quando le condizioni per esprimerle sembrano essere tutt’altro che favorevoli. eppure sto imparando a farlo. molte volte è faticoso: devi discutere e metterti in gioco, imparare ad ascoltare pazientemente, essere aperta a correggere il tiro ed essere pronta a deporre le armi quando la conversazione diventa sterile e frustrante. però ho smesso di mordermi la lingua per paura di venire derisa o per il timore di essere sminuita. mi importa ciò che gl* altr* pensano di me, ma forse mi importa di più essere coerente con ciò in cui credo.
  5. perdonarsi è più difficile che perdonare. quando gl* altr* sbagliano, se si è caritatevoli come la sottoscritta, si tende a cercare giustificazioni — anche le più disparate. ma quando a sbagliare siamo noi, ogni giustificazione — dalla più alla meno razionale — suona vana. perdonarsi non è impossibile, ma ci si impiega molto, molto tempo.
  6. la morte è reale. nel 2013 ho perso nonna e da allora la parola ‘morte’ è stata colmata di significato. prima era un suono vuoto, un fenomeno che sì, ok, succede (ma sempre agli altri), che è doloroso ma inevitabile. amen. da quando la persona che ho ritenuto (e tuttora ritengo) la più importante della mia esistenza è venuta a mancare, la morte ha iniziato a terrorizzarmi. la mia, quella dei miei genitori, quella dei miei parenti, quella de* mie* amic*. ogni tanto faccio fatica a trovare un senso ai gesti di ogni giorno quando penso che un domani potrei non esistere io o i miei cari. la speranza è che nella prossima decade riesca a scendere a patti con questa misteriosa entità, prima di incontrarla nuovamente.
  7. amarsi non è uno stato, è un processo. negli ultimi anni ho cercato di lavorare molto sulla mia autostima. ho speso soldi in psicoterapia, palestra e parrucchieri per arrivare ad un’immagine che finalmente potessi guardare allo specchio ed accettare, ma soprattutto per poter finalmente arrivare ad essere una persona con cui potessi non solo convivere, ma iniziare ad apprezzare. e quello che ho imparato è che non è mai una condizione immutabile a cui pervieni, ma un continuo processo di patteggiamenti e di compromessi, di alti e di bassi, di giorni in cui vorresti solo prendere a pugni la persona che sei e di giorni in cui vorresti darle un high five. non so se questo processo arriverà mai a compimento un giorno, se smetteranno di esserci giorni in cui mi guarderò allo specchio e desidererò essere un’altra persona. per adesso ringrazio per i giorni in cui guardarsi allo specchio non richiede coraggio.
  8. chi ti vuole bene, ti accetta. non devi sempre essere impeccabile e non devi fingere di essere né forte né imperturbabile. ognuno ha dei difetti e non tutti possono sopportarli, ma chi ha scelto di starti accanto l’ha scelto consapevole della loro esistenza. ricordati di ricambiare il favore.
  9. ad amare si impara. forse è vero che esistono persone più portate ad amare e persone che lo sono meno. io non penso di eccellere particolarmente, specie ad amare in modo maturo — posto che esista l’amore maturo. però chissà, forse un giorno imparerò.
  10. impara a rispettare i tuoi ritmi, i tuoi gut feelings e le tue idiosincrasie. va bene non  essere sul pezzo come gli altri, attiva come gli altri, scattante come gli altri. va bene avere gusti impopolari e va bene non fingere di stare bene quando ti senti ferita.

* smetti di scusarti per quello che sei, inizia a scusarti per quello che fai.