ordinary life chronicles, #45

è incredibile quanto passi in fretta il tempo quando si regredisce ad uno stato semi-larvale. in questo (quasi) mese non ho fatto niente; ho cercato di pensare, interagire e comunicare il meno possibile — sia con me stessa, che con il mondo circostante. è un modo come un altro di restare a galla, forse uno dei meno impegnativi e dolorosi scoperti finora.

non sono pronta ad interrompere questo intermezzo catatonico, sebbene sia tornata al lavoro da una settimana e sebbene mi renda conto di quanto alla lunga possa diventare un atteggiamento malsano. ad ogni mail che ricevo reagisco con fastidio, ad ogni burocratico tentativo di normalità reagisco con astio e alla sola idea che si debba tornare a fare seminari su zoom ho un rigurgito di insofferenza.

continuo a malsopportare tutto quello che faccio, leggo e scrivo, ma con una punta di disgusto in meno. una settimana di vacanza era ciò di cui avevo bisogno. una settimana in cui ho riso tanto, sempre per le stesse cose stupide e con le stesse persone; una settimana in cui mi sono sentita libera di essere, dire e fare qualunque cosa volessi; una settimana in cui mi sono sentita al sicuro — da cosa, poi, e da chi?; una settimana in cui non ho dovuto rendere conto letteralmente a nessuno di cosa facessi, dove andassi, quando tornassi, perché lo facessi.

una settimana che forse, se volessimo, potrebbe durare di più?