ordinary life chronicles, #45

è incredibile quanto passi in fretta il tempo quando si regredisce ad uno stato semi-larvale. in questo (quasi) mese non ho fatto niente; ho cercato di pensare, interagire e comunicare il meno possibile — sia con me stessa, che con il mondo circostante. è un modo come un altro di restare a galla, forse uno dei meno impegnativi e dolorosi scoperti finora.

non sono pronta ad interrompere questo intermezzo catatonico, sebbene sia tornata al lavoro da una settimana e sebbene mi renda conto di quanto alla lunga possa diventare un atteggiamento malsano. ad ogni mail che ricevo reagisco con fastidio, ad ogni burocratico tentativo di normalità reagisco con astio e alla sola idea che si debba tornare a fare seminari su zoom ho un rigurgito di insofferenza.

continuo a malsopportare tutto quello che faccio, leggo e scrivo, ma con una punta di disgusto in meno. una settimana di vacanza era ciò di cui avevo bisogno. una settimana in cui ho riso tanto, sempre per le stesse cose stupide e con le stesse persone; una settimana in cui mi sono sentita libera di essere, dire e fare qualunque cosa volessi; una settimana in cui mi sono sentita al sicuro — da cosa, poi, e da chi?; una settimana in cui non ho dovuto rendere conto letteralmente a nessuno di cosa facessi, dove andassi, quando tornassi, perché lo facessi.

una settimana che forse, se volessimo, potrebbe durare di più?

ordinary life chronicles #3

il sierologico era negativo.
non spenderò parole su quanto sperassi fosse positivo e di essere una delle fortunate paucisintomatiche che potesse lasciarsi l’ansia del covid19 alle spalle.

di buono c’è che sono tornata alla normalità: ho rivisto i miei genitori dopo sei mesi, ho rivisto i miei amici, ho rivisto i miei gatti. questa estate modicana non mi spaventa più — o almeno, non così tanto. vorrei solo poter andare al mare.

quello che mi spaventa è il fatto che abbia perso la capacità di capirmi, di nuovo.
a volte non so cosa voglio. altre volte lo so, ma sono incapace di dirlo a voce alta. altre volte ancora mi sembra che l’unica soluzione sia recidere di netto un tot di rapporti tossici che continuo ad intrattenere e di cui non riesco a sbarazzarmi – ma ovviamente fallisco prima ancora di provarci – e ancora, non so se non riesca a sbarazzarmene perché in fondo non voglia, perché abbia paura di farlo o perché il gioco non ne valga la candela.

vorrei tornare a vedere una terapeuta.

(pensavo che in tutti questi anni di parole imbottigliate avessi finalmente imparato a dire “no”, “questo non mi sta bene”, “hai torto”; invece, a quasi trent’anni, sono ancora qui a dire sommessamente “ok” a cose e a persone che mi fanno venire voglia di lanciare il cellulare contro il muro.)