torino chronicles #9

sono tornata a casa (in senso lato) e a casa ho trovato casa (in senso concreto). tutto fila per il verso giusto. non ho motivi per cui lamentarmi.

camminare per strade che conosco, ascoltare suoni e accenti familiari, riempirmi gli occhi della bellezza di torino — tutto contribuisce alla mia pace. una pace statica, senza picchi di euforia o di angoscia, senza grandi scosse o turbamenti. è tutto molto bello, ma paradossalmente non ci vivrei. mi sento un po’ come un lago immobile, appena increspato solo da agenti esterni, ma altrimenti statico e imperturbabile.

ho anche zero fucks to give, ultimamente. se qualcosa non mi sta bene, semplicemente lo dico. non sono abituata a questa versione di me stessa, quindi quando capita mi sorprendo sempre un po’. credo sia merito di tutte le letture femministe in cui mi sono immersa di recente. iniziare a reclamare il mio spazio nel mondo, invece di trovare legittimo l’assottigliarmi sempre di più per far posto a chicchessia.

appena qualcunx pretende di spiegarmi qualcosa che, beh, ho studiato (“sai, c’è tanta logica in filosofia”), rimarco il fatto di saperlo perché ho solamente (sic!) sette anni di esperienza nel settore; se emeritx sconosciutx pretendono di darmi consigli (non richiesti) su come dovrei condurre la mia esistenza (di cui non sanno un fico secco), rispondo con dell’acido sarcasmo — anche a costo di suonare terribilmente maleducata.

i had enough, fuck off everyone.